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11.02.2024

CITTÀ BELLISSIMA, MA SERVE UN MARCHIO PER FARSI RICONOSCERE

Avete presente il logo “I love New York”, quello con il cuore? Se lo inventò un pubblicitario negli anni Settanta, quando la Grande Mela stava attraversando un periodaccio tra criminalità e degrado urbano. Gli era stato commissionato dal dipartimento del commercio, con l’idea di attrarre turisti. Fu un successo, il logo finì su magliette, berretti, tazze. Si chiama brand. Anche Vicenza avrebbe bisogno di lavorare sul suo brand. La città è bellissima, ma non ha un marchio riconoscibile, fatica a ...celebrare se stessa. Non ha un premio per i suoi migliori figli: ce l’ha Bassano, ce l’ha persino Sandrigo. Non ha un percorso che valorizzi il turismo sportivo: c’è un brand nazionale come il Lanerossi, la Nobile provinciale, con due palloni d’oro come nessun’altra città di queste dimensioni, eppure manca non dico un museo, ma almeno un viaggio sentimentale attraverso i luoghi del pallone. Non c’è un itinerario dei piatti tipici, del baccalà alla vicentina: ci sono giorni o sere in cui mangiare un piatto di polenta e baccalà rischia di diventare una caccia al tesoro. E poi la letteratura. Sono vicentini tre giganti nel Novecento italiano: Goffredo Parise, Luigi Meneghello, Mario Rigoni Stern. Eppure è come se non ce ne ricordassimo. Questo sarà l’anno dell’adunata, mancano novanta giorni ma non c’è mezzo striscione che annunci l’evento numero uno del 2024 a chi arriva in città. A volte basta poco: ad esempio un marchio, come ha fatto New York, anche qui si può amare Vicenza.

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